Ho scritto questa pagina perchè ritengo che il mio ruolo come sacerdote maya sia quello di aiutare gli occidentali a ricollegarsi con il proprio sostrato animistico (che si creda agli spiriti o si consideri la spiritualità una psicologia “più interessante” non importa). Ritengo inoltre che incorporare una visione animista possa aiutarci ad entrare nella visione dell’ecologia profonda e stimolare, tramite la biofilia, una risposta empatica e radicata al cambiamento climatico.
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Il sogno del Santo Mundo
Per i Maya-Tz’utujil di Santiago Atitlán, la realtà materiale — il Santo Mundo — è come un sogno, la grande immagine che Dio’s, il Grande Spirito, sogna nel proprio cuore. Tutto ciò che esiste è permeato dalla sua essenza: montagne, acque, venti, animali e uomini partecipano dello stesso respiro divino. La vita è un sogno sacro che Dio sogna dentro se stesso, e ogni essere vivente ne è una parola, un colore, un gesto di luce.
In questo universo animato, l’invisibile e il visibile non sono separati, ma due volti dello stesso mistero. Il mondo è una rete viva di presenze spirituali che mantengono l’equilibrio del tutto, e l’essere umano vi prende parte come intermediario e custode.
Le divinità e gli spiriti della natura
Tra le presenze più amate vi è Ixchel, la Grande Madre, dea della fertilità, delle acque e della tessitura della vita. Oggi è spesso identificata con la Vergine di Guadalupe, in un sincretismo che conserva il suo potere originario sotto nuovi nomi. Il Sole è chiamato Padre Venerabile, spesso associato a San Michele o San Bernardino, e la Luna, “Nostra Nonna”, riflette la sua luce come principio di sogno e di compassione.
Ogni elemento naturale è vivo e consapevole: il Vento è spirito di parola e respiro (S. Lorenzo), la Madre Lago (S. Isabel) custodisce le profondità dell’acqua, la Morte (S. Pascual) veglia come guardiana dei passaggi, e perfino l’Arcobaleno o il colore rosato del tramonto sono entità sacre, manifestazioni momentanee del divino. Le montagne, le nubi e soprattutto il mais, dono supremo della Madre, rappresentano il corpo stesso dell’umanità: gli uomini sono fatti di farina di mais, e come il mais devono crescere, maturare e offrire i propri frutti.
Ogni spirito riceve offerte di fuoco, incenso, fiori, aguardiente e sigari. Accendere una candela, soffiare il fumo del copal o versare qualche goccia di liquore nella terra sono gesti che rinnovano l’alleanza tra mondo umano e mondo spirituale, un dialogo continuo di gratitudine e rispetto.
Gli antenati e i guardiani del tempo
Gli antenati sono una presenza costante. I grandi guaritori e maestri del passato vengono ricordati come Martines o Marias, spiriti protettori che, come i tlaloques degli antichi aztechi, servono le divinità della pioggia e custodiscono la vita. Essi non appartengono al passato, ma continuano a partecipare alle vicende umane, assistendo i discendenti nei sogni, nei riti e nelle guarigioni.
Due figure centrali dominano il pantheon contemporaneo: Rilaj Maam, conosciuto anche come Maximón, e Maria Batzb’al, che incarnano il principio maschile e quello femminile del cosmo. Il primo, vestito come un uomo del popolo e con un sigaro acceso tra le labbra, rappresenta la forza della vita e del desiderio; la seconda, Madre e sposa terrestre, il potere generativo e compassionevole della creazione. Insieme formano l’unità dei contrari, la danza dell’universo.
La preghiera vivente e il dialogo con la natura
La spiritualità Tz’utujil è semplice e concreta. Pregare significa parlare alla natura, come si parlerebbe a un familiare. Ho visto contadini inginocchiarsi sulla terra chiedendo perdono per averla ferita con l’aratro, e al tempo stesso ringraziarla per il raccolto futuro. Ho visto anziane curanderas accendere il copal e offrire il fumo alle montagne, alle acque, al cielo, alle radici degli alberi.
Il contatto diretto con la natura è la loro meditazione: non ci sono posture o formule, ma una presenza silenziosa, un’attenzione piena. Nella semplicità del gesto quotidiano si riconosce la sacralità del mondo.
Il tempo sacro e i venti nahuales
Ogni giorno nasce sotto la protezione di un nahual, un principio energetico che unisce forze cosmiche, animali e parti del corpo umano. Ventiquattro ore sono un piccolo universo regolato da venti essenze: acqua, vento, alba, fuoco, serpente, morte, cervo, seme, parola, creatività, perdono, conoscenza, medicina, comunità, potere del sole… Ogni nahual insegna qualcosa, custodisce un ritmo e una virtù.
Vivere secondo il calendario sacro significa riconoscere i propri cicli interiori e quelli del mondo, allinearsi al battito cosmico, leggere i segni che ogni giorno porta. L’ajq’ij, “addett* al sacro” è colui/colei che interpreta questi segni e accompagna la comunità nel fluire del tempo sacro.
Una via del cuore
La via spirituale dei Tz’utujil è, in fondo, una via del cuore. Come per i popoli andini, la meta non è il potere ma la buona vita: utz k’aslemal, “vivere bene”. Si tratta di mantenere relazioni giuste, di riconciliarsi con gli spiriti e con la terra, di non dimenticare che ogni gesto, anche il più piccolo, ha risonanze nel cosmo.
Il Santo Mundo continua attraverso la gratitudine, le offerte, i canti, la cura, la memoria. Ogni preghiera, ogni fumo che sale, ogni seme che germoglia è una promessa: che la vita, in tutte le sue forme, rimanga in equilibrio e continui a sognarsi.
Il calendario rituale Cholq’ij
La parola nahual (o nawal) nelle lingue maya indica gli spiriti, le essenze e le forze misteriose che abitano il cosmo. Sono le presenze invisibili che animano ogni cosa: i genius loci delle montagne e dei laghi, gli spiriti degli antenati, le influenze dei pianeti, gli dèi e gli spiriti di animali, piante e minerali.
L’universo maya è pienamente animato, e tutto ciò che esiste possiede una coscienza, una vibrazione, un soffio vitale. Questo mondo di relazioni è organizzato attraverso il Cholq’ij, il calendario sacro di 260 giorni. Il Cholq’ij è formato da venti energie o nahuales, che si ripetono in cicli di tredici giorni. Ogni giorno è quindi consacrato a uno spirito specifico e porta con sé una qualità, un’intenzione e un potere.
Chi nasce in un determinato giorno è considerato figlio del proprio nahual, che diventa il suo protettore e maestro spirituale per tutta la vita. I nahuales sono dunque al tempo stesso divinità naturali e principi cosmici: espressioni complementari della Madre e del Padre della Vita, la Natura e la Coscienza, da cui tutto proviene.
Si crede che alla fine della vita, le memorie e le esperienze di ogni individuo si uniscano al proprio nahual, nutrendone la saggezza collettiva. In questo modo, gli antenati non scompaiono mai, ma continuano a manifestarsi attraverso gli elementi naturali — nel vento, nell’acqua, nel canto degli uccelli, nel bagliore del fuoco.
In alcune tradizioni esiste anche la credenza nella metempsicosi, la rinascita dell’anima in nuove forme di vita. Tuttavia, i Maya non hanno mai sviluppato una dottrina sistematica della reincarnazione: ciò che conta non è il ritorno individuale, ma la continuità della vita nel grande respiro del mondo.
I 20 nahuales

1 – B’atz’ (filo, scimmia)
Purezza del pensiero. Allegria nel vivere a prescindere dalle circostanze.
2 – E’ (strada, volpe grigia)
Cammino pieno in ogni percezione.
3 – Aaj (bastone, armadillo)
Rinnovamento spirituale e responsabilità di custodire la creazione.
4 – Ix (giaguaro)
Forza dello spirito. Senso di totale protezione nella Grande Matrice.
5 – Tz’ikin (uccelli, aquila)
Visione illimitata. Bellezza e ricchezza profonda.
6 – Ajmaq (nuvola, avvoltoio)
Perdono e compassione arricchiti dalla memoria dei nostri antenati.
7 – Noj (saggezza, picchio)
La sapienza che emana dal silenzio.
8 – Tijax (ossidiana, pesce-spada, tucano)
Cura profonda e guarigione istantanea.
9 – Kawok (tempesta, tartaruga)
Forza della coscienza comunitaria.
10 – Ajpu (sole, aquila, chiocciola)
Luminosità spirituale e completezza.
11 – Imox (albero cosmico, acqua, coccodrillo, delfino)
Trasparenza di tutte le forme nella Grande Matrice.
12 – Iq’ (vento, colibrì)
Respiro infinito.
13 – Aq’ab’al (alba e tramonto, pappagallo, pipistrello)
Saggezza intuitiva.
14 – K’at (calore, ragno, lucertola)
Interconnessione. Campo unificato delle relazioni.
15 – Kan (serpente)
Rivelazione. Saggezza vitale.
16 – Kame (morte, trasformazione, antenati, rapaci notturni)
Trasformazione. Memoria ancestrale in tutto ciò che possiamo percepire.
17 – Kiej (cervo)
Stabilità. Equilibrio dinamico.
18 – Q’anil (stella, coniglio)
Fertilità. Abbondanza.
19 – Toj (dono, squalo)
Gratitudine perpetua. Reciprocità tra tutte le forme.
20 – Tz’i (cane)
Ordine naturale. La legge del tempo.
